Quando scenografia e capacità attoriale fanno lo spettacolo

Dell’opera teatrale “Uno nessuno e Centomila” di Pirandello che abbiamo visto al Teatro Comunale il 22 febbraio scorso mi hanno colpito due aspetti, che normalmente non si riescono ad esplorare nello studio scolastico: la recitazione degli attori e la scenografia.

In particolare mi hanno affascinato i due attori principali e la loro capacità recitativa. Dell’attrice Marianella Bargilli, che ha interpretato almeno due personaggi diversi (la moglie di Vitangelo Moscarda e anche il ruolo dell’amante) mi ha colpito il suo saper cambiare in pochi minuti il modo di recitare (la voce, il carattere, l’aspetto, la postura… direi quasi la personalità) in base ai ruoli, tanto che all’inizio io non ero riuscito a capire che si trattasse della stessa persona. In questo è stata davvero brava e per me l’intento generale era proprio questo, perché ha reso evidente l’idea pirandelliana delle varie maschere con cui noi ci presentiamo alla società. Anche l’attore Pippo Pattavina mi ha colpito: nel ruolo del protagonista Moscarda, è stato capace di esprimersi con naturalezza senza far vedere che aveva imparato un copione, riuscendo così a far appassionare – e anche in un certo senso far partecipare – le persone che lo guardavano.

Dello spettacolo inoltre ho trovato interessante la scenografia che secondo me ha fatto il 50% dello spettacolo. Oltre a mostrare di essere stata curata con attenzione, è riuscita infatti, attraverso giochi di luci e proiezioni anche a stupire gli spettatori, soprattutto nel momento della rottura degli specchi, in cui Vitangelo Moscarda (o meglio la sua immagine) si rompe in mille pezzi.

Dopo questa avventura a teatro posso dire di aver cambiato idea, in quanto all’inizio ero molto dubbioso e pensavo che non potesse piacermi, ma ho visto che oltre ad essere un momento di cultura è anche un’occasione in cui puoi stare insieme ai tuoi amici e passare una serata diversa e inoltre può darti modo di riflettere sulla vita in base all’argomento dello spettacolo. Un’esperienza da rifare.

Gabriele Anzà