Un Orlando senza vie di mezzo

La cosa che più mi ha colpita è stata certamente la capacità interpretativa del protagonista, ovvero l’unico attore in scena, e la semplicità della scenografia in cui egli si muoveva. Ho apprezzato entrambe per un unico motivo in comune, ovvero che a mio parere un poema come l’Orlando Furioso di Ariosto può essere messo sulla scena teatrale o con abbondanza di personaggi e di strutture scenografiche, o, come è stato fatto in questo caso, con estrema carenza di questi, in quanto credo che una “via di mezzo” tra queste due opzioni non avrebbe reso giustizia al poema. Tra le due preferisco di gran lunga quella adottata, poiché permetteva alla mente dello spettatore di viaggiare con la fantasia e di elaborare una propria versione personale dell’Orlando.
Clara Calcaterra – Liceo Pigafetta, Vicenza