‘Vedere’ anche con gli occhi

Lo sguardo, l’attenzione si sono mossi, dapprima, alla musica, ai suoni, ai corpi dei musicisti.
‘Vedere’ anche con gli occhi, seguire i suoni, il processo della composizione sonora era stupore.
Musica che stratifica suoni, che ricerca suoni, che respira di silenzi, di entrate discrete e di altrettante discrete code.
..poi tra me e i suoni appare il movimento.
Tra me e la musica cominciano ad infilarsi i corpi e così mi sento di stare in terza linea.
Piani paralleli in un lavoro che è volume di suoni e di corpi, è spazio.
Il piano di fondo dei musicisti da cui esce musica che si espande in tutto lo spazio a disposizione; il primo piano dei danzatori, che piano non è ma a me, che sto di fronte, appare come tale.
Il piano dentro il quale sto seduta.

Come sarebbe poter guardare muovendosi tutt’intorno?

Tutto quello che c’era da dire, da spiegare, da raccontare di incontri, ricerca, scelte, riferimenti è detto.
Eppure eravamo attratti e stavamo con gli occhi fissi per vedere come. Come via via ciascuna e ciascuno abbandonava il desiderio di essere a capo di, al centro di, di essere seguito da, per accettare il gesto dell’altro e scoprire, in questo lasciare sé, una forza, una sicurezza, un’avventura persino, che altrimenti non sarebbe.
Si cercava di seguire, dapprima, ora l’una ora l’altro, ora la coppia o il trio che si formava.
Chi trascina chi? Chi copia chi? Chi imprime la direzione? Chi rinuncia?
Per un tempo breve quasi si riusciva in questo gioco. Poi però diventa meno interessante capire e seguire le singole persone, i singoli corpi e si viene trascinati, quasi, nel flusso, nel movimento preciso e indistinguibile.
Ogni tanto si oscilla tra il timore che i corpi sbattano uno contro l’altro, invece di sfiorarsi, ogni tanto si tira un sospiro di sollievo e meraviglia per come tutti, tanti corpi insieme possano sentirsi così sottilmente tanto da vorticare come se fosse il caos ad imperare, e non una consegna precisa e semplice.
La musica aumenta di ritmo e di volume, i corpi aumentano la velocità di movimento in un reciproco lasciare e trascinare eppure tutto diventa armonioso, vivo, concreto: l’esperienza funziona…
Ci domandiamo cosa sia necessario per cooperare, per vivere insieme senza oltrepassare di troppo il confine dell’altro, il suo bordo, andando verso, quando il corpo dell’altra chiama trascina e accetta, prendendoci anche, su di noi, il coraggio di chiamare a raccolta a nostra volta.
Ci domandiamo quanto, in tutto questo sia implicata la mente, e quanto ci siamo dimenticati che il corpo sa, conosce e ricorda.
Per troppo tempo lo abbiamo lasciato nell’incuria.

Cristina Guarnieri