Teatro con VIsta: “La bisbetica domata” di Shakespeare secondo gli studenti dell’I.I.S. Boscardin di Vicenza

A novembre 2025 gli studenti dell’Istituto Boscardin hanno partecipato al progetto Teatro con VIsta, il progetto di Audience Development del Teatro Comunale di Vicenza dedicato agli studenti delle scuole superiori.

Accompagnati dal formatore Andrea Dellai, si sono preparati ad assistere allo spettacolo di prosa “La Bisbetica Domata” di Shakespeare nell’adattamento di Francesco Niccolini e che vede in scena Amanda Sandrelli.

Queste le loro restituzioni alla fine del percorso:

Lo spettacolo “La bisbetica domata” di Shakespeare mi è piaciuto molto perché mi ha trasmesso un messaggio profondo e chiaro nonostante la semplicità delle scenografie. Le scene erano costruite con pochi elementi, ma risultavano comunque efficaci per comprendere al meglio la trama dell’opera.

La storia racconta di una giovane donna di nome Caterina, definita “bisbetica” dalla madre, quasi come se fosse un problema da risolvere solo perché diversa dalle donne considerate “normali”, cioè quelle che non trasgrediscono le regole, che restano indifferenti di fronte al matrimonio combinato con uomini che conoscono a malapena, accettando passivamente decisioni prese per convenienza o per interessi familiari. Io penso invece che Caterina non sia affatto un problema, ma anzi un modello e un esempio da seguire per tutte quelle donne che non hanno il coraggio di opporsi a chi decide al loro posto, perchè difendere la propria libertà e scegliere della propria vita è un diritto fondamentale, e Caterina lo ribadisce con grande determinazione. Devo dire che tutte le scene mi hanno colpito, ma quelle dopo il matrimonio mi hanno toccata maggiormente: Caterina si trova di fronte a qualcuno oggettivamente più forte di lei e non può più usare il suo tono “svogliato e deciso”. È costretta a tacere, ad ascoltare e a subire, come nella scena in cui il marito la lega al letto e la lascia senza mangiare per giorni. Questo momento mi ha colpito particolarmente perché dà l’impressione di una donna improvvisamente sottomessa, nonostante il suo carattere ribelle. Amanda Sandrelli, che secondo me ha interpretato Caterina in modo eccellente, riesce a rendere evidente questo contrasto: i gesti, i movimenti del corpo e il modo di parlare mostrano una protagonista forte, che però viene “spenta” in un attimo dal marito. Lui, inizialmente presentato come una figura quasi ingenua e poco autorevole, si rivela invece presto molto autoritario nei confronti della povera Caterina. In conclusione, lo spettacolo mi ha lasciato un’impressione profonda: il finale, triste e ingiusto, mi ha colpita proprio perché rispecchia una realtà che purtroppo esiste ancora oggi.

Anna Vio

Lo spettacolo “La bisbetica domata” visto a teatro il 27 novembre scorso mi ha colpito profondamente, non solo per la qualità della recitazione, ma anche per il modo in cui scenografia, costumi e musiche hanno reso ancora più forte un tema così attuale e così doloroso come la violenza sulle donne.

La scena era essenziale, quasi spoglia, ma proprio per questo esaltava ogni gesto e ogni parola degli attori. I costumi, semplici e realistici, permettevano di concentrarsi sui personaggi e sulle loro dinamiche, mentre gli accompagnamenti sonori sottolineavano i momenti di tensione e di fragilità.

Una delle scene più significative, per me, è stata quella in cui la madre decide di nascondere il fazzoletto macchiato di sangue che Caterina lascia cadere a terra per chiedere aiuto. In quel gesto c’è racchiusa una verità amara: rappresenta tutte quelle persone che, davanti alla violenza, scelgono di non vedere, non parlare, non agire. Quel fazzoletto non è solo un oggetto scenico, ma un simbolo della complicità silenziosa che permette a certe ingiustizie di continuare. È stato un momento breve, ma capace di raccontare più di tante parole.

La protagonista, Caterina, interpretata da Amanda Sandrelli, è stata l’elemento più potente dello spettacolo. Caterina viene definita “bisbetica”, quasi un problema da risolvere, ma in realtà appare come una donna che rifiuta l’idea di poter essere sottomessa, addomesticata. È ruvida, diretta, maleducata se serve, ma soprattutto è una donna diversa dal solito, una donna che riconosce l’importanza di essere se stessa e di non piegarsi alle pretese di un uomo. Tutto questo cambia drasticamente quando la madre la costringe a un matrimonio che la porterà alla perdita della propria identità: non solo alla perdita dell’essere donna, ma dell’essere umana.

Sandrelli è riuscita a far emergere ogni sfumatura: la forza, la ribellione, la paura, l’impotenza  e infine lo smarrimento. Ha racchiuso le storie di tante donne e ha dato voce a tutte loro.

Alessia Rossi

Lo spettacolo “La bisbetica domata” che ho visto lo scorso 27 novembre mi è piaciuto molto, soprattutto per come sono stati curati la scenografia e i costumi. La scenografia mobile era semplice ma efficace: con pochi spostamenti riusciva a far capire subito dove si svolgessero le scene, tra interni eleganti e spazi all’aperto. I costumi, che sembravano collocare la storia in un’epoca più vicina a noi, contribuivano a delineare i caratteri, distinguendo chi era più rigido e chi più libero anche nei modi.

Poi ho trovato convincente l’interpretazione dei personaggi da parte della compagnia teatrale e in particolare mi hanno colpito le scene tra Caterina e Petruccio: i loro scambi di battute hanno reso chiaro il conflitto – cruciale nell’opera – tra carattere e regole sociali. Le loro sono scene importanti perché mostrano appunto quanto sia difficile per Caterina trovare un equilibrio tra la sua forza di carattere e quello che la società si aspetta da lei. Ho apprezzato Caterina, interpretata da Amanda Sandrelli, e non mi è sembrata solo una donna “difficile da domare” come dice il titolo, ma una donna che volesse essere libera di prendere delle decisioni importanti da sola, e non che sua madre o qualche altro personaggio le prendesse al posto suo. Appariva infatti evidente che Caterina si arrabbiava solo perché voleva difendere la propria libertà e volontà. Sandrelli ha reso bene sia l’ironia del personaggio che la sua fragilità, mostrando che dietro il carattere forte c’era anche una persona sensibile e questo ha reso Caterina un personaggio interessante e vero. Tra le figure secondarie invece ho notato Bianca, la sorella di Caterina. Lei è molto serena e tranquilla, di carattere molto diverso dalla protagonista e questo le permette di non entrare mai in conflitto con la madre. Questa differenza tra i due caratteri aiuta a capire meglio la protagonista e rende il contrasto tra le due sorelle molto interessante.

Questo spettacolo mi è sembrato anche un buon esempio di teatro inglese barocco come abbiamo studiato in classe, per la proposta di temi che sembrano non essere mai superati, i contrasti tra personaggi, i gesti teatrali e il ritmo delle battute. Inoltre c’era anche la presenza di un fool cioè un personaggio comico che spesso fa battute, osservazioni ironiche o commenta quello che succede agli altri personaggi e che rende tutto più scorrevole. Il fool in questo spettacolo era Grumio, il servo di Petruccio, che con le sue battute e le sue azioni comiche ha alleggerito le tensioni e ha contribuito a far sì che il pubblico capisse le dinamiche tra i personaggi.

Serena Valitutti

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