Che cos’è l’Interzona? È un territorio geografico, uno stato mentale o un confine sospeso tra realtà e allucinazione? E come può la figura tragica di Amleto incontrare la letteratura visionaria di William S. Burroughs e la psicoanalisi lacaniana?
Per esplorare queste domande, il Gruppo Spettatori Consapevoli di Theama Teatro ha preso parte a un percorso integrato nell’ambito del progetto Vene.Re 2025 al Teatro Comunale di Vicenza, focalizzato sullo sharing dello spettacolo Hamlet – Cronache dall’Interzona presentato dall’artista Leda Kreider.
Un’esperienza sensoriale prima di andare in scena
A differenza della semplice visione di uno spettacolo, dieci partecipanti del gruppo hanno vissuto un’intensa masterclass esperienziale condotta prima della performance. Attraverso il movimento corporeo, la musica elettronica, il lavoro sul rilassamento e le visualizzazioni guidate, gli spettatori hanno provato sulla propria pelle cosa significhi abitare uno “spazio di soglia”.
“L’Interzona si è manifestata come un passaggio continuo tra controllo e abbandono, un territorio liminale capaci di sospendere le coordinate della quotidianità e destrutturare temporaneamente ruoli e identità.”
Questa immersione fisica ha permesso al pubblico di riconoscere, durante lo sharing, come i gesti della scena — la camminata circolare come metafora del dubbio amletico o il movimento libero come caos dell’Interzona — potessero tradurre visivamente concetti filosofici e letterari complessi.
Tra il dubbio di Shakespeare e la fuga di Burroughs
Sul piano drammaturgico, lo spettacolo affronta il cortocircuito tra l’Amleto shakespeariano — bloccato nell’eterno dilemma tra l’essere e il non essere — e l’universo sregolato di Burroughs. L’Interzona diventa così una terza via: uno spazio in cui le regole della logica ordinaria vengono sospese e dove la paralisi del dubbio lascia il posto alla possibilità di un’esplorazione svincolata dalle convenzioni.
Il confronto post-spettacolo ha fatto emergere una risposta articolata e critica: se da un lato la densità filosofica e la qualità interpretativa sono state ampiamente apprezzate, dall’altro sono emerse riflessioni sulla complessità dei riferimenti e sulla distanza emotiva che una scrittura scenica così stratificata può talvolta generare.
Il valore della visione critica
Esperienze come questa dimostrano quanto il ruolo dello spettatore possa evolvere: non più recettore passivo di un prodotto finito, ma interlocutore attivo di un cantiere aperto. Il Gruppo Spettatori Consapevoli si conferma così uno spazio indispensabile di ascolto, confronto e crescita culturale, capace di trasformare il dubbio e la difficoltà di comprensione in un potente strumento di indagine personale e collettiva.
[Scarica la Relazione Conclusiva dello Sharing “Hamlet – Cronache dall’Interzona” (PDF)]