Residenze Artistiche: gli allievi di Theama allo sharing di Longhini-Mangheras

Che cosa succede quando il pubblico smette di essere un semplice spettatore e diventa parte attiva di un processo creativo? E come può la scena teatrale interrogare la nostra società su temi caldi come l’autorità, la violenza e la responsabilità collettiva?

Per rispondere a queste domande, il Gruppo Spettatori Consapevoli di Theama Teatro ha partecipato a un percorso di audience development nell’ambito del progetto Vene.Re 2026 al Teatro Comunale di Vicenza. L’occasione è stata lo sharing di FRACASSO, la nuova fase di ricerca della compagnia formata da Sofia Longhini e Vassilij Gianmaria Mangheras.

[Scarica la Relazione Conclusiva dello Sharing (PDF)]

La memoria di Federico Aldrovandi e la trappola della rabbia

Al centro della ricerca drammaturgica c’è la vicenda di Federico Aldrovandi, il diciottenne scomparso a Ferrara nel 2005 durante un controllo di polizia. Ma FRACASSO non si limita alla ricostruzione di un fatto di cronaca o di una sentenza giudiziaria: si spinge oltre, usando la memoria civile come specchio per esplorare le fragilità umane, il confine sottile tra ruolo istituzionale ed identità individuale, e il rischio che la rabbia — anche quando nasce per reazione a un’ingiustizia — si trasformi in una nuova forma di aggressività.

“Fracasso è la sequenza di fatti che fanno rumore. È il suono sordo della cassa toracica che cede, ma è anche il livello sonoro necessario per smuovere le coscienze e svegliare chi preferisce mettere i tappi alle orecchie.”

Tra i momenti più intensi emersi dallo sharing, spicca il monologo in cui la foga del protagonista cresce fino a esplodere. Un momento di immedesimazione profonda che ha spinto i partecipanti a chiedersi quanto sia labile la linea che separa chi subisce un’ingiustizia da chi finisce per riprodurne la violenza.

Oltre il palco: il ruolo di chi osserva

Uno degli spunti più acuti emersi dalle restituzioni del gruppo riguarda proprio la condizione dello spettatore. La finzione scenica e la sicurezza della platea rischiano di diventare una metafora dell’indifferenza quotidiana: guardiamo la rabbia e il dolore da dietro un “muro invisibile”, autorizzati a rimanere neutrali.

FRACASSO costringe chi guarda a fare i conti con questa posizione protetta, ponendo una domanda scomoda ma necessaria: cosa facciamo quando assistiamo a un’ingiustizia nella vita di tutti i giorni? Scegliamo di intervenire o continuiamo a rimanere spettatori?

[Leggi il testo integrale “Cantiere aperto per Fracasso” di Matteo Gentilin Magenta (PDF)]

Un cantiere aperto per la cittadinanza culturale

Attraverso masterclass, incontri di preparazione e tavoli di confronto post-spettacolo condotti da Anna Zago, i 18 partecipanti non si sono limitati a esprimere un semplice giudizio di gradimento. Hanno offerto agli artisti dubbi, critiche costruttive, chiavi di lettura divergenti e spunti sul ritmo e sulla struttura drammaturgica.

Un vero e proprio esercizio di cittadinanza culturale, dove il dissenso, la sospensione del giudizio e la complessità diventano strumenti fondamentali per far crescere uno spettacolo ancora in divenire.

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